14-Concorso: Quello Che il Turista deve Vedere: -Scogliera-
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Bianca è nata e cresciuta in un posto così e si porta dentro l’odore della primavera della sua città e del suo mare. E nella sua città dell’anima ha dei posti preferiti dove torna di tanto in quando.
Salerno è un insieme di case ed edifici affastellatisi nel corso degli ultimi due secoli nella valle del fiume Irno, oggi poco più di un ruscello.
Chi viene da Napoli in autostrada esce gradualmente dal groviglio di città-paesi del napoletano e dall’alternarsi spasmodico di case, capannoni e campagna non biologica fino a trovarsi alla sua destra un monte, o quasi, a forma di schiena di animale prestorico, completamente ricoperto da alberi, che donano al dorso del suddetto animale un poetico color verde scuro in cui all’altezza di una delle due Nocera si vede un monastero tutto bianco, che ci si chiede se vi sia una strada d’accesso. Poi improvvisamente l’autostrada diventa sinuosa come il corpo di una donna e la strada scende leggermente. L’autobus su cui viaggiate prende velocità ma sono curve pericolose e anche l’autista più spericolato mette il piede sul freno e si gode lo spettacolo. Il monte verde termina, e compare davanti a voi un cucuzzolo irregolare su cui trionfa una croce. Sapete di essere a Cava. E sapete, se fate quella strada tutti i giorni per anni, come faceva Bianca, che il bus curverà di nuovo e che il cucuzzolo lascerà spazio alla collina su cui sorgono le casette bianche di Albori e a uno degli spettacoli più impressionan ti che abbiate mai visto. Il mare blu cobalto con ondicine bianche, contro l’azzurro pallido del cielo e la roccia a picco sul mare. Lì sotto c’è Vietri. Non la vedrete dal bus che si infilerà in una galleria alquanto lunga. Preparatevi: il golfo di Salerno è sotto di voi. Vedrete la città intera. Muovete lo sguardo velocemente e catturate le immagini in un solo colpo. Gli alberi centenari della villa comunale che terminano nella scuola Barra. Il campanile rosa della chiesa dell’Annunziata. La torre con l’orologio di Palazzo Sant’Agostino, della cui sobria bellezza godrete una volta in città passeggiando di sera sul lungomare. Il porto lascia spazio al lungomare e, insieme a Via Roma lascia spazio alla valle. Il campanile del duomo con le sue maioliche scomparirà rapidamente alla vista. Da lontano si intravedrà o’ penniell ovvero il molo turistico e la città “nuova”: la costa all’altezza di Torrione, quartiere così denominato per la Carnale, una torre di guardia dei tempi dei longobardi, e poi Pastena, Mercatello e la costa fino ad Agropoli quasi, se la giornata è limpida.
Dal bus non vedrete il castello di Arechi, che se merita una visita è solo per l’egregia posizione sul colle Bonadiez, ma non dovete perdervelo visto dal basso. Se siete in auto parcheggiate a Santa Teresa e dopo aver lasciato la macchina alzate lo sguardo verso il colle. Rigorosamente di notte. Quando la vostra bocca, apertasi spontaneamente per la maraviglia, si sarà richiusa, proseguite. Pochi metri a piedi e sarete nella villa comunale. Bianca ama la fontana della villa, ristrutturata con maestria negli ultimi anni, perché da bambina la portavano a vedere le papere che allora vivevano lì. Alzate lo sguardo e ammirate l’edificio imponente del Teatro Verdi. Costruito alla fine dell’ottocento, merita di essere visto, ma l’unico modo per entrare è assistere a uno spettacolo. Ora siete pronti a perdervi nei vicoli del centro storico. Via Dogana vecchia, largo Campo, Via Da Procida, dove, arrivati sotto l’arco del palazzo, alzerete la testa. Se avete voglia di camminare e di vedere un panorama ineguagliato dal giardino più antico della città salite ai Giardini della Minerva e ascoltate la storia di Silvatico e della Scuola Medica Salernitana. Riscendendo non perdetevi la chiesa di San Pietro a Corte i suoi mosaici, gli archi degli edifici della corte longobarda rimasti incastonati in un vecchio palazzo. Il museo diocesano e San Domenico. Via delle Botteghelle. Il complesso di Santa Sofia, il Duomo, Via Mercanti. All’incrocio tra quest’ultima e via Duomo, fermatevi da Pantaleone per comprare la scazzetta, la torta più famosa della città. Piazza Portanova, Corso Vittorio Emanuele, piazza Flavio Gioia a tutti nota come La rotonda. Scendete verso il mare. Sul lungomare cercate il bar Nettuno ed inebriatevi dei suoi gelati. Risalite verso via Arce per guardare gli Archi del diavolo, un acquedotto falsamente attribuito ai romani.
Bianca poi ha un paio di tappe culinarie fuori dal centro. Il bar Pacifico a Pastena per le torte più chiatte mai provate e la pizza alla Carmine di Carminuccio o’ zuzzus, a Mariconda. Gli habituè la chiedono ben cotta… Non dimenticate di aguzzare i vostri sensi e di godere degli odori, buoni e meno buoni, per portare con voi al ritorno un ricordo pieno della città. Bianca ne sarà felice.






